Nel Marchesato di Crotone a 5 km da Cerenzia, su una collina, sorgono i resti di Akerentia. E’ stata una bellissima e interessante scoperta sotto il sole cocente delle 11 in un giorno di metà luglio. Una meta romantica per festeggiare l’anniversario di matrimonio: solamente noi, tra i ruderi, le cicale e gli archeologi.
Akerentia, conosciuta anche come Cerenzia Vecchia, è uno dei siti archeologici più suggestivi della provincia di Crotone, una città dimenticata dal tempo, un antico centro bizantino che per secoli dominò la valle del Lese e che oggi sopravvive attraverso ruderi, leggende e paesaggi mozzafiato.
Visitare il Parco Archeologico di Akerentia significa compiere un viaggio nel passato tra i resti di una città vescovile medievale, immersa in una natura incontaminata e avvolta da un’atmosfera che ricorda i borghi fantasma più affascinanti d’Italia.
Cosa trovate in questo post
- La storia di Akerentia o Cerenzia Vecchia: da città vivace a borgo abbandonato
- La nuova Cerenzia
- Il Parco Archeologico di Akerentia
- Cosa vedere nel Parco Archeologico di Akerentia
- La leggenda di San Teodoro e del drago di Akerentia
- Cosa vedere nei dintorni di Cerenzia
- Dove si trova Akerentia
- Come raggiungere il Parco Archeologico di Akerentia
La storia di Akerentia o Cerenzia Vecchia: da città vivace a borgo abbandonato
Le origini di Akerentia si perdono nella notte dei tempi. Secondo alcune tradizioni sarebbe stata fondata dagli Enotri, mentre altre leggende attribuiscono la sua nascita all’eroe greco Filottete.
La storia di Akerentia, chiamata anche Acerenthia, Acheruntia, Acheronthia, Cerenzia Vecchia, è legata agli eventi geologici della sua conformazione.
La città di Akerentia dal 1090 al 1437, oltre ad essere un centro bizantino importante, fu sede vescovile per secoli con le sue sette chiese.
Quando molti centri della zona erano ancora piccoli villaggi, Akerentia era già una città vivace e popolosa, caratterizzata da chiese, edifici nobiliari e attività commerciali.

Akerentia era un luogo vivace, una “città rumorosa” che spinse Gioacchino da Fiore a cercare altrove un posto più tranquillo per la sua Abbazia, oggi a San Giovanni in Fiore.
Per secoli la popolazione prosperò nonostante le difficoltà legate all’approvvigionamento dell’acqua e alla particolare conformazione geologica del territorio.
Akerentia si trovò in mezzo ad un vortice negativo che la fece passare dallo splendore alla decadenza.

Nel 1528 fu colpita da un’epidemia di peste che ne causò il calo della popolazione, il dissesto economico e la privazione della dignità vescovile. Nel centro del paese era presente una dolina, un inghiottitoio in cui affluivano le acque piovane e le scorie che comportavano febbri putride. La sua rovina definitiva fu causata dal terremoto del 5 febbraio 1783.
Le continue instabilità della rupe e le difficili condizioni di vita spinsero gli abitanti ad abbandonare progressivamente il centro storico e a trasferirsi nell’attuale Cerenzia. Entro la seconda metà dell’Ottocento la città venne definitivamente lasciata al suo destino.
Da allora Akerentia divenne una vera città fantasma della Calabria.

Supa n’arrima timpa cunturnata
e spine e petruni e de scannella
Io cchiù ti guardu e cchiù mi pari bella
Povera Cerenzia abbandunata.
Abbandunata de l’omini e d’i santi
Abbandunata e principi e briganti
Uddragu, puru u ddragu è sutterratu
E puru u Viscuvadu dderrupatu
La nuova Cerenzia
Le famiglie iniziano a costruire nuove case e a spostarsi nella località Paparotto, oggi la nuova Cerenzia, e nel 1860 la città viene completamente abbandonata. La chiesa di San Teodoro è stata costruita con i materiali provenienti dalle case distrutte della città vecchia. Gli abitanti di Cerenzia continuano ad essere affezionati alla loro terra natìa e ogni anno la visitano con la processione dell’Ecce Homo.

Il Parco Archeologico di Akerentia
Dopo l’abbandono, Akerentia è sotto i riflettori dell’archeologia: Paolo Orsi, direttore della Sovraintendenza archeologica della Calabria la visita nel 1911 e nel 1987 iniziano le prime ricerche. Nel 2000 il borgo fantasma diventa parco archeologico.
Oggi si possono ammirare nella sua natura incontaminata i resti della Cattedrale, del Vescovato, del Palazzo del Principe e della Chiesa di San Teodoro.
Cosa vedere nel Parco Archeologico di Akerentia
Passeggiando tra i sentieri del parco si possono ancora riconoscere i principali edifici che caratterizzavano l’antico centro abitato.
I resti della Cattedrale
La Cattedrale rappresenta una delle testimonianze più importanti della storia religiosa di Akerentia. Ancora oggi sono visibili parti delle murature e dell’abside che permettono di immaginare l’imponenza dell’edificio originario.
Il Vescovado
Tra le strutture meglio riconoscibili spicca il Vescovado, simbolo del ruolo ecclesiastico che la città ebbe per secoli. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce ambienti e strutture che raccontano la vita della comunità religiosa medievale.

Il Palazzo del Principe
Il Palazzo del Principe testimonia invece il potere civile e amministrativo della città. Le sue rovine permettono di intuire l’importanza strategica e politica che Akerentia ebbe nel corso della sua storia.
La Chiesa di San Teodoro
Uno dei luoghi più suggestivi dell’intero sito è la Chiesa di San Teodoro. Intorno a questo edificio ruotano ancora oggi racconti popolari e tradizioni tramandate di generazione in generazione.
Le grotte e la dolina
La rupe di Akerentia è caratterizzata da fenomeni carsici che hanno modellato il paesaggio nel corso dei secoli. Tra questi spiccano grotte naturali, cavità e la grande dolina che ha influenzato profondamente la storia della città.
La leggenda di San Teodoro e del drago di Akerentia
Tra storia e mito emerge una delle leggende più affascinanti della Calabria.
Si racconta che nei pressi della città vivesse un terribile drago che terrorizzava la popolazione. A liberare gli abitanti sarebbe stato San Teodoro, venerato ancora oggi come protettore del luogo.
Secondo la tradizione il santo affrontò la creatura all’interno di una grotta ad Akerentia e riuscì a sconfiggerla, restituendo pace e sicurezza alla comunità.
Ancora oggi questa leggenda continua a far parte dell’identità culturale di Cerenzia e contribuisce al fascino misterioso del sito archeologico.
La festa legata al Santo si tiene ogni anno il 9 novembre.

Cosa vedere nei dintorni di Cerenzia
Non molto distante da Cerenzia per gli appassionati di borghi abbandonati consiglio di visitare anche Carello, il borgo fantasma di San Giovanni in Fiore.
Potete visitare anche i borghi di Caccuri e Santa Severina, trai i più belli d’Italia nella provincia di Crotone.
Da non perdere anche la bellissima San Giovanni in Fiore.
Dove si trova Akerentia
Akerentia si trova nel territorio di Cerenzia, nel cuore della Presila Crotonese, a pochi chilometri dall’attuale centro abitato. Il sito archeologico sorge su una rupe che domina la valle del fiume Lese, antico Acheronte, in una posizione strategica che per secoli favorì lo sviluppo economico e religioso della città.
Oggi l’antico abitato è inserito all’interno del Parco Archeologico di Akerentia, un’area di grande valore storico, archeologico e paesaggistico che conserva ancora importanti testimonianze del suo glorioso passato.
Come raggiungere il Parco Archeologico di Akerentia
Di seguito vi lascio la mappa con le indicazioni stradali per raggiungere facilmente il Parco Archeologico di Akerenthia.
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Post aggiornato al 14 Giugno 2026 da Maria Rita

9 commenti
che bello =)
Uuuuuh Akerentia!! Io sono di Crotone, so bene di cosa parli 🙂 Sono persino archeologa, quindi è l’articolo perfetto per me! Mi piace moltissimo il sito archeologico come pure il paese vicino, non conoscevo molto bene la leggenda di San Teodoro e del drago, ma della festa del Santo sì 🙂 Quanto è bella la Calabria!
Volevo commentare sul post dove parli di te ma a quanto pare sono disattivati i commenti! Pacchiana blogger é simpatico! Volevo dirti di non dover aver piu paura di restare con la memoria piena. compra una sd di 32 g e passa la paura!
La Calabria è una delle regioni che, anno dopo anno, mi riprometto di scoprire di più. Purtroppo non riesco mai a organizzarmi ma spero che il 2018 sia l’anno buono.
Non conosco la Calabria, ma le tue foto me la stanno facendo scoprire un pezzo alla volta… mi fai venire voglia di farci un salto 😉
“I luoghi dell’abbandono” è una definizione che mi diverte molto!
Tra l’altro mi piacciono molto e sono sempre molto attratta da queste meravigliose rovine!
Sono calabrese e so bene di cosa parli! Proprio l’anno scorso vi sono stata al parco archeologico. Veramente stupendo, in questa terra noi abbiamo tanto dobbiamo solo metterlo in mostra.
A settembre saremo in Calabria per un tour in camper, potrebbe essere interessante passare da queste parti.
Non conoscevo questa città fantasma, che sembra in realtà ancora percorsa da anime ed energie. Un bell’itinerario di trekking archeologico!