Il Museo della Civiltà Contadina e Artigiana di Serrastretta

Serrastretta è uno dei paesi che conserva al meglio le sue antiche tradizioni. Girovagando per le sue vie, scopro che il borgo è diviso da Piazza Pitagora in due zone: la parte alta del Paese è chiamata Timpune, mentre la parte bassa I Pendina col rione “Crucio Castello“. E’ proprio qui che si trova il Museo della Civiltà Contadina e Artigiana di Serrastretta, all’interno dell’ottocentesco Palazzo Pingitore.

Se fino a qualche mese fa bisognava spostarsi tra le case-stanze adibite sparse nel Paese, oggi, grazie alla ristrutturazione del Palazzo da parte dellamministrazione comunale e grazie alla gestione della Pro Loco di Serrastretta, il Museo ha trovato in pianta stabile la sua “casa”. L’intento della Pro Loco è quello di dar vita al Museo.

Palazzo Pingitore

Qui, dove un tempo era un’area verde adibita alla casella delle castagne, il Palazzo Pingitore oggi si affaccia su Piazza San Martino, inaugurata lo scorso anno e teatro di molti spettacoli e manifestazioni serrastrettesi. Nei suoi tre piani, sono presenti il Museo, la Sala Convegni e la futura sede del Centro servizi per la filiera legno-sedia–arredo che dovrebbe nascere a breve. L’interno del Palazzo ha uno stile industriale innovativo: l’inferriata è stata realizzata a mano da prestigiosi fabbri serrastrettesi, tra i quali Bernardino De Fazio.

 

Il Museo della Civiltà Contadina e Artigiana di Serrastretta

 

La bottega del sediaio

Le due stanze iniziali del Museo non potevano non essere dedicate alla realizzazione della sedia tipica serrastrettese e agli strumenti utilizzati che tutt’ora sono conservati gelosamente dagli artigiani.

Nella prima stanza viene dimostrato come si realizzava la struttura della sedia. Sono presenti “U Vancu“, un tronco di legno squadrato poggiato su quattro piedi, dove il sediaio, o seggiolaio, riusciva a lavorare il legno, bloccandolo anche con i piedi.

Il Museo della Civiltà Contadina e Artigiana di Serrastretta

U Vancu

Nella seconda stanza della bottega del sediaio invece viene mostrata come si faceva l’impagliatura, dopo che i maestri artigiani avevano costruito la struttura della sedia. Era un compito prettamente femminile che spettava alle famose ‘mbudatrici, uniche a saper intrecciare la vuda, o paglia di fiume, un’erba palustre molto tagliente e che doveva esser bagnata prima di essere lavorata. La vicinanza di Serrastretta al Fiume Amato ha contribuito alla raccolta di prima qualità della vuda. L’impagliatura poteva essere di due modi: intrecciata o simpia.

Il Museo della Civiltà Contadina e Artigiana di Serrastretta

Impagliatura della sedia

Bellissime sono anche le lavorazioni tradizionali serrastrettesi sulla spalliera che raffigurano disegni astratti, sacri e divini.

Curiosità sulla sedia tipica serrastrese

  • Sai che c’è una sedia esposta che è stata realizzata per intero nei giorni 10 e 11 agosto, nel corso delle 15 edizioni  di “Serrastretta nel tempo“?
  • Mastru Cicciu è uno dei pochi che ancora oggi riesce a realizzarla interamente a mano senza l’ausilio di strumentazioni.
  • La sedia “13” è una delle più famose e conosciute: è chiamata così perchè era la tredicesima sedia nel catologo della Cooperativa dei Sediari. Alla “13” seguiva la sua variante “13 bis“, anch’essa molto conosciuta e riconosciuta come sedia tradizionale di Serrastretta, che aveva dei bastoncini rotondi sulla spalliera. (Grazie al Signor Angelo Aiello per avermi delucidata sulla differenza tra le due sedie e per avermi spiegato il nome della sedia).
  • Dalla fine dell’800 fino ai primi anni 50 del ‘900 esisteva nei pressi dell’attuale Anfiteatro “Dalida” un punto unico di commercio, presso cui tutti gli artigiani portavano le proprie sedie.
Il Museo della Civiltà Contadina e Artigiana di Serrastretta

Sedia tipica di Serrastretta – 13bis

La sedia per Serrastretta ha da sempre avuto una valenza importante per l’economia del Paese e agli inizi del ‘900 esistevano due Cooperative dei Sediari dove ogni maestro artigiano era specializzato in una determinata fase della filiera produttiva.

Mi sono talmente appassionata alla sua storia che ho deciso di dedicarle maggior tempo e di dedicarle un apposito articolo. Per molti può essere una sedia qualsiasi o di poco valore, un oggetto su cui sedersi o di arredamento, per me invece è molto di più. Questa sedia in particolare mi ricorda le feste di quartiere di settembre di quando ero bambina, dove non mancava mai la bancarella che le metteva in esposizione e ce n’erano di tante misure, grandi e piccole. Ancora oggi conservo con amore la sedia di mia nonna.

Stanza del falegname e del barillaio

In questa stanza si possono vedere alcuni strumenti tipici del falegname, come il tipico banco da lavoro e il tornio, col quale riusciva a tornire e a fare lavori pregiatissimi.

Le cantine “a putica de u vinu”

La stanza dedicata alla bottega del vino è la più festosa durante la rievocazione “Serrastretta nel Tempo“. Gli uomini qui brindano, ridono e cantano.

 

Ambienti contadini

Un’ulteriore stanza è dedicata agli ambienti contadini, che un tempo erano quasi sempre presenti in tutte le case del Paese. La maggior parte degli alimenti venivano posti nei “casciuni” dove si conservano le derrate alimentari. Il grano era considerato un vero e proprio frigorifero del passato e su di esso venivano poggiate le uova per mantenerle fresche.

Serrastretta, oltre che per la sedia, è famosa anche per le castagne e in questa stanza si trovano vari strumenti che si utilizzavano per separare la buccia dal frutto:

  • l’antica macchina delle castagne, utilizzata per farle seccare nelle caselle col fuoco al di sotto.
  • a quarta“, una cesta che le donne usavano per sbatterle
  • u zuccu“, un ceppo di legno su cui si “zucculiavano” le castagne messe dentro un sacco.

All’interno della stanza poi sono presenti l’aratro, la pietra che, agganciata con una corda all’asino o al bue, veniva trascinata per battere il grano, e le campane dei buoi.

Il Museo della Civiltà Contadina e Artigiana di Serrastretta

La tipica casa contadina

Il primo piano del Palazzo Pingitore rievoca la casa di una famiglia contadina benestante con stanze ricche di oggetti d’epoca.

A cambera e mangiare

Trattandosi molto spesso di piccole case, i contadini cercavano di ottimizzare anche gli angoli persi, realizzando la “Spuntunera“, un mobile ad angolo.

Camera da letto

Molto spesso le famiglie dormivano tutti insieme in un’unica stanza: oltre al letto matrimoniale veniva posto un letto per i bambini grandi ai suoi piedi. I neonati invece avevano la loro “culla” attaccata al tetto, una bella pensata se pensiamo oggi quanto ci farebbe comodo per evitare di alzarsi, basta dondolarlo con le mani e i piedi comodamente coricati.

Al letto venivano attaccate anche le zagarelle portafortuna e le candele consacrate, o della Candelora, che generalmente venivano accese durante i temporali o per chiedere una grazia.

 

Stanza della lavorazione della ginestra

La raccolta della ginestra solitamente avveniva in questo periodo, tra fine luglio e agosto. Lungo il Fiume Amato si creavano dei piccoli mazzettini, le “ventine”, utilizzate come unità di misura per creare un quantitativo sufficiente per la lavorazione, che successivamente venivano bollite e lasciate a macerare nel fiume con una pietra sopra perché la corrente non le portasse via.

Trascorsa una settimana, bisognava eliminare la parte legnosa dalla fibra tessile. Come? Veniva battuta con una mazza e strofinata con i piedi sulla sabbia. Ottenuta la fibra, si filava con il fuso e la canocchia prima di essere utilizzato per le lavorazioni al telaio. 

Il telaio è un’altra cosa che mi appassiona e a cui dedicherò un articolo. Adoro soprattutto tutte le fasi che precedono il suo avvio. Una volta avviato, infatti, se sai manovrare i pedali è facile tessere. Lo dice anche un antico proverbio “a tilaru mbiatu tessa puru na crapa“. Il vero lavoro avviene prima, quando bisogna utilizzare alcuni strumenti come la chinetta” e l'”animulu” che serviva per raccogliere i “criscienti“.

La stanza della sarta

Le famiglie più fortunate potevano permettersi una casa più grande, e riuscire a ricavare stanze comode, ad esempio la sartoria. In esposizione ci sono delle pupe realizzate con le fasce dei bambini piccoli cucite a mano e riempite con ulteriore stoffa. Per vestirle si utilizzava l’abbigliamento dei bambini.

Nelle piccole case, le donne che non avevano una propria sartoria e lavoravano in casa, utilizzavano la camera da letto come stanza da lavoro.

Apertura del Museo 

Il Museo è aperto tutte le Domeniche fino al 24 settembre dalle 17 alle 19. Ti invito a visitarlo nei giorni 10 e 11 Agosto con la rievocazione “Serrastretta nel FratTempo“.

Presto sarà online la Galleria Fotografica del Museo.

Se può interessarti leggi anche Cosa vedere a Serrastretta

Grazie a Rosa Maria per la sua cortese pazienza. 

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