L’abito tradizionale calabrese nella provincia di Catanzaro

Un viaggio nel ricordo del passato quando ancora i nostri nonni e bisnonni non erano abituati a indossare jeans e maglietta. Insieme a Katia de Il Miraggio abbiamo deciso di condividere con i nostri lettori il nostro amore per gli abiti tradizionali delle nostre regioni. La Calabria colleziona centinaia di abiti tradizionali, diversi da paese a paese, per colori e sfaccettature grazie anche alle numerose etnie Arbëreshë, Grecaniche e Occitane presenti nel territorio. E mentre lei ci fa conoscere I costumi tradizionali dell’Alto Adige, e che invito a leggere, io vi porto a scoprire l’abito tradizionale calabrese e in particolar modo quello che un tempo veniva utilizzato in alcuni paesi dell‘Istmo di Catanzaro.

L’abito tradizionale calabrese nella provincia di Catanzaro

Le donne di Catanzaro e del suo antico quartiere Gagliano, e dei paesi Tiriolo, Marcellinara, Serrastretta, Settingiano, Miglierina, e Gimigliano fino a raggiungere la Piana di Lamezia Terme possono essere definite le “donne dal panno rosso“.

L’abito tipico calabrese che veniva maggiormente usato dalle donne è sicuramente quello da lavoro, ovvero da campagnola. Un abito da indossare tutti i giorni, molto più leggero e con minori ornamenti per poter lavorare meglio in casa e nei campi. Non cambiano i numeri dei pezzi ma viene adattato per il lavoro un tessuto più leggero (ad esempio il lino).
Durante i giorni speciali e le domeniche invece veniva indossato l’abito della festa, ricco di decori e ornato con maestosi gioielli. Indossarlo per le ragazze era un privilegio: significava aver raggiunto la giovinezza e l’età per potersi sposare. L’abito della festa si riconosce soprattutto per i suoi colori smaglianti, che venivano sostituiti dal nero se la donna diventava vedova. 

Da paese a paese seppur l’abito sia simile, variano i dettagli: ad esempio, cambiano i colori, le decorazioni, i tessuti del mandile. 

L’abito tradizionale calabrese: i componenti

Nel territorio catanzarese la maggior parte degli abiti tradizionali è composto da 9 pezzi, chiamati in modo diverso in base al dialetto locale.

A cammisa: una camicia di lino bianco tessuta al telaio lunga due dita sotto il panno per mostrarne l’orlo.

U pannu: Il panno di lana pettinata viene indossato sulla camicia. Nella parte inferiore è cucita una fascia di tessuto in seta o raso. Già dal colore del panno era possibile capire lo stato sociale della donna. Il panno era rosso se la donna era sposata, verde (nella piana di Lamezia) o marrone se era nubile. Nell’abito di Tiriolo la parte superiore del panno è decorato con la fascia che viene utilizzata nella parte inferiore.  

U bustinu: il bustino aveva la funzione sia di sorreggere il panno sia di modellare il corpetto e la vita della donna e veniva fermato dietro con dei lacci. In alcuni paesi il bustino veniva sorretto dalla stecche di balena.

U juppune: per coprire le spalle sopra il corpetto veniva indossato il corpetto a mezze maniche.

U dubrettu o gonneddhra: è una gonna larga blu molto plissettata cucita con 5 metri di stoffa. Nella parte posteriore viene annodata formando una coda sia per comodità che per mostrare il panno. La coda veniva sciolta prima di entrare in chiesa o durante i funerali per nascondere la vivacità del panno rosso. Il bordo interno è decorato da una fascia di tessuto ricamato o damascato.

U faddàla: il grembiule è quasi sempre nero ed è di seta damascata, pizzo o raso o di altri tessuti pregiati. I più moderni sono decorati con ornamenti floreali colorati.

U ricciu: E’ un colletto circolare di seta organzina tessuta a velo, pizzo  oppure tulle a rete molto sottili cucito o attaccato alla camicia. 

I manicotti: Le maniche sono un componente dell’abito a sè che vengono sovrapposte alla camicia e sono realizzati con tessuti di seta ricamata.

U mandile: è il copricapo di seta bianca per le nubili o le future spose e nero per le sposate e le vedove.

L’abito tradizionale calabrese – Catanzaro

L’abito tradizionale di Catanzaro veniva indossato nel suo quartiere più antico, Gagliano. Un particolare che contraddistingue l’abito dagli altri paesi è il foulard. Alcuni corpetti hanno al loro interno le stecche di balena. Gli abiti hanno più di 200 anni e sono ancora conservati perfettamente, segno dell’amore nei confronti di un frammento di storia che non deve finire nel dimenticatoio.

La Pacchiana di Tiriolo

E’ il primo abito tradizionale che ho visto da piccola e ricordo ancora con affetto la Signora Rosa che lo indossava in maniera egregia e che per me rimarrà sempre la Pacchiana per eccellenza.

L’abito di Tiriolo è ricco di dettagli e ornamenti, forse uno di quelli che attraggono di più per la sua bellezza.

Abito tradizionale calabrese

La Pacchiana di Tiriolo

Molti scrittori e poeti, inglesi e polacchi, nei loro viaggi in quella Calabria sconosciuta dell’800 e fino alla prima metà del ‘900, sono rimasti estasiati dalla sfarzosità delle pacchiane tiriolesi. Nelle loro opere l’abito viene descritto alla perfezione.

Kazimiera Alberti, dopo aver visitato Tiriolo nel 1949, nel suo libro “L’anima della Calabria descrive l’abito della Pacchiana così:

Il costume di Tiriolo ha qualcosa di allegro carnevale e sembra leggero, nonostante abbia due gonne, l’una ricadente in tutta la sua lunghezza, a falde, l’altra capricciosamente ripiegata e raccolta in originale nodo a coda di pavone, leggermente ricadente alle spalle. Stringe la vita, lascia libero il collo. La scollatura è attraente, le larghe maniche a sbuffo della camicia conferiscono alle spalle una linea alta e sostenuta. Qui è senza dubbio visibile la lontana influenza del Rinascimento. Le maniche corte e piacevoli facilitano il gesto. Grande ornamento è il lungo e stretto grembiule molto riccamente ricamato a mano a fiorami, dai colori molto vivi. Sulle spalle, nei giorni più freddi un lungo e stretto scialle di lana a righe.

Lo scialle descritto dallo scrittrice è il famoso Vancale, uno dei componenti immancabili nell’abito tradizionale. E’ realizzato al telaio e oggi è richiestissimo, tanto da diventarne il simbolo di Tiriolo.

L’abito tradizionale calabrese – Serrastretta

A Serrastretta si indossavano 5 abiti, un abito specifico per ogni occasione: matrimoniale, u janchiju, giornaliero, della festa, del lutto.

U janchiju è un abito completamente nero che aveva lo scopo di janchijiare l’oro sul vestito, in modo da far risaltare e luccicare ancor di più i gioielli e per ostentare la maestosità del regalo che ogni suocera donava alla propria nuora. E’ il vestito della festa e poteva essere indossato in occasione della prima uscita ufficiale 7 giorni dopo il matrimonio. L’abito ha una pettiglia particolare, ricca di perline e decorazioni.

L’abito tradizionale di Serrastretta è più sobrio rispetto a quello utilizzato dalle donne tiriolesi. Presso il Museo della civiltà contadina e artigiana sono presenti gli abiti di uso comune e da festa.

L’abito tradizionale calabrese – Miglierina

Come oggi, i costumi subiscono cambiamenti in base alla moda del momento. A differenza degli altri abiti del circondario di Tiriolo, Miglierina insieme al costume di Amato mantiene immutato nel tempo il suo abito tradizionale da pacchiana.

abito tradizionale calabrese

La Pacchiana di Miglierina

L’abito tradizionale calabrese: dove vedere le Pacchiane?

Oggi è difficile vedere qualche signora indossare l’abito, sembra del tutto svanito. Negli anni molti abiti si sono persi, alcuni sono stati buttati, altri modificati per essere indossati durante il Carnevale. Passeggiando per Tiriolo molti abitanti si fermano per chiedere se ci fosse qualche festa o una messa in chiesa. Ciò sta ad evidenziare come la tradizione di indossare l’abito sta diventando un bene immateriale da preservare per non perdere il legame con la storia e con le nostre radici. Se ancora oggi ci viene data la possibilità di incantarci davanti ad alcuni abiti originali che si tramandano da generazioni, è necessario dire grazie a chi li conserva e se ne prende cura.

Durante le feste di paese, soprattutto quelli ancorati alle tradizioni, gli abiti si possono ammirare durante le sfilate e gli spettacoli. Da cinque anni faccio parte del Gruppo Folklorico I Strinari di Calabria e ho la fortuna di indossare l’abito da pacchiana. Il nostro abito è per molti versi simile al costume di Tiriolo sia per numero di componenti sia per gli ornamenti.

Abito tradizionale calabrese

I Strinari di Calabria

L’abito tradizionale calabrese maschile

Gli abiti tradizionali maschili indossati erano principalmente due: l’abito da festa e l’abito da lavoro.

L’abito da festa era caratterizzato da una camicia bianca, pantaloni, giacca e gilet di velluto nero, calzettoni di lana bianchi sorretti dai lacci rossi delle ciocie e il sottopancia in lana rossa. 

L’abito da lavoro pur presentando alcuni componenti uguali al precedente abito varia coi suoi pantaloni di cotone bianchi, la camicia blu e la cintura di cuoio.

Abito tradizionale calabrese

Abiti maschili tradizionali

Mi piacerebbe aggiungere gli abiti tradizionali degli altri paesi. Colgo l’occasione per invitarvi a contattarmi per inserire il vostro abito tradizionale. L’amore per questi abiti mi porterà a descriverli nel dettaglio. Paese per Paese.

Un articolo scritto da più cuori. Un grandissimo ringraziamento a chi ha contribuito ad arricchire la mia passione per questi abiti: le donne di Gagliano nel Tempo, Angela, Rossana, Rosamaria e la Proloco di Serrastretta, Andrea Bressi, Diego Praticò, Tommaso Leone, Giovanni Cocerio.

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3 commenti

  1. Effettivamente ogni paese ha i suoi usi e costumi: impossibile raccogliere tutto in un solo articolo! Ed e´ bello che grazie ai vari gruppi, i costumi vengano riproposti e rivalutati positivamente 🙂

    • Come ho scritto sui social, è un articolo scritto da più cuori che hanno contribuito nella sua realizzazione. Come ti avevo anticipato questo è l’inizio di un progetto che vorrei portare avanti e so che grazie alla loro disponibilità non avrò problemi su questa strada. 😉

  2. E´ bello quando si recuperano le tradizioni; poi in Calabria ci sono tanti gruppi folk grazie ai quali lo si puo´ fare! Suppongo che ci siano tantissimi costumi tradizionali, ognuno diverso che cambia di paese in paese …

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